Tasse e Rolling Stones

On May 21, 2011, in Pensano gli altri, by Ferdinando Monte


Il Journal of Political Economy, una delle principali riviste scientifiche di Economia, usa la quarta di copertina per citazioni che trattano di economia. Nel numero di Febbraio 2011 viene riportato un estratto dal libro Life, di Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones, che mostra un altro effetto disincentivante di tasse troppo alte. Il musicista racconta (qui un estratto di Google Books con il paragrafo intero) di come, agli inizi degli anni settanta, ciò che rimaneva dopo aver pagato le tasse fosse così poco che decisero di trasferirsi in Francia:

“[…] what would we do? Sit in England and they’d give us a penny out of every pound we earned? We had no desire to be closed down. And so we upped and went to France.”

Altri interventi sull’argomento sul blog di Greg Mankiw e  su Freakonomics. Tempo fa avevamo riportato un altro esempio di tasse che fanno a pugni con gli incentivi.

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Anche i ricchi piangono

On May 1, 2011, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


In occasione della festa del primo Maggio, il leader della CISL Bonanni ha chiesto, secondo quanto riportato dal quotidiano Repubblica, “una legge che sposti i pesi del fisco da lavoratori e pensionati verso coloro che, essendo più ricchi, hanno pagato meno”.

L’impressione che si riceve da questa dichiarazione è che i ricchi in Italia siano tali perché pagano meno tasse. Per verificare la bontà dell’affermazione di Bonanni siamo andati a guardarci i dati sulle dichiarazioni dei redditi del 2009 disponibili sul sito del Ministero delle Finanze.

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In Italia venti anni di istruzione perduta

On May 7, 2010, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


Pubblicato su Generazione Italia

Tra le ragioni che spiegano il benessere economico di cui beneficiamo vi è l’accumulazione di capitale umano, ovvero di conoscenza teorica e pratica, da parte di ognuno di noi. Parte di questa conoscenza deriva da quello che impariamo sul posto di lavoro; il resto ci viene dall’istruzione formale ricevuta a scuola. Con questo articolo iniziamo una serie di interventi volti ad analizzare la situazione italiana; in particolare ci concentreremo sull’istruzione universitaria.

Il grafico (clicca per ingrandire) mostra il livello di istruzione universitaria in diverse coorti della nostra popolazione rispetto ad alcuni altri paesi dell’OCSE: i markers di diverso colore indicano la frazione di popolazione tra 25 e 34 anni con un titolo di studio universitario. Ad ogni colore corrisponde un diverso anno. Per esempio nel 2006 in Italia quasi il 20% dei giovani tra 25 e 34 anni ha una laurea. Il paese che fa meglio nel 2006 è il Canada dove la percentuale di laureati arriva quasi al 60%.

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Paralleli sullo stesso parallelo

On May 3, 2010, in Pensano gli altri, by Ferdinando Monte


Il New York Times parla oggi dell’evasione fiscale in Grecia. E riporta uno studio dove stima nel 24% del PIL la dimensione dell’economia sommersa ellenica (pagina 8 ) nel 2008. L’Italia – la seconda in questa classifica – è al 21%. I numeri sembrano un po’ sovrastimati: questo comunicato Istat riporta stime per l’Italia tra il 15 e il 17% del PIL nel 2006, mentre lo studio ci dà al 23% per lo stesso anno.

Interessante l’aneddoto: “If they go to the mechanic, it is one price without a receipt and quite a bit more with it”.

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Tasse e pugilato

On May 2, 2010, in Pensano gli altri, by Ferdinando Monte


Come fanno le tasse a disincentivare l’attività economica?

Negli anni ’50, l’aliquota marginale negli Stati Uniti era al 90%: chi era nello scaglione più alto teneva solo il 10% di quello che guadagnava. Questo valeva anche per i pugili, che infatti non mettevano in palio il titolo più di una volta all’anno, per così poco.

Qui la storia.

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Deficit ieri, tasse oggi. E la crescita?

On May 2, 2010, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


Pubblicato su Generazione Italia

Negli ultimi 30 anni il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo (PIL) italiano è quasi raddoppiato passando dal 57% del 1980 al 106% del 2008 (qui i dati del Fondo Monetario Internazionale). Il picco è stato raggiunto nel 1994 al 122%. Questi numeri, tra i più elevati nel mondo occidentale, destano preoccupazione: la capacità di ripagare il debito diminuisce al suo aumentare e i tassi di interesse da pagare aumentano. In questo articolo discuteremo le cause del debito pubblico italiano e gli effetti delle misure messe in atto per contenerlo.

La differenza tra il totale delle uscite e il totale delle entrate dello Stato in un anno (se positiva) è il deficit.

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