Come si proteggono i giovani lavoratori?

On June 1, 2011, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


Le prospettive di impiego dei giovani italiani sono piuttosto limitate, sia rispetto ai loro coetanei internazionali sia rispetto alle nostre passate generazioni. Perché il mercato del lavoro è così difficile per i giovani nel nostro Paese? In questo post guardiamo agli effetti di un gruppo di politiche solitamente chiamate “di protezione del lavoro (o dell’impiego)”. Tali politiche comprendono tutte le misure volte a rendere più costoso il licenziamento dei lavoratori da parte delle imprese. In Italia l’esempio tipico è l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Il primo grafico illustra la relazione tra disoccupazione e politiche di protezione del lavoro in vari paesi OCSE, per i giovani (15-24 anni) e gli adulti (25-64 anni). La disoccupazione riportata è la media dei tre anni 2005/2007. Per la protezione del lavoro usiamo un indice costruito dall’OCSE che misura quanto sono restrittive le leggi che governano il licenziamento; un valore più alto indica leggi più restrittive. La relazione positiva tra protezione del lavoro e disoccupazione in entrambe le figure indica che una maggiore protezione del lavoro è associata ad una disoccupazione più alta, sia tra i giovani sia tra gli adulti. Se guardiamo l’altra faccia della medaglia troviamo un quadro simile: all’aumentare della protezione dell’impiego, la percentuale di persone occupate sul totale della popolazione diminuisce.

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La disoccupazione tra i giovani è vecchia

On May 9, 2011, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


Il tema della disoccupazione giovanile nel nostro Paese è stato riportato all’attenzione dei media da un recente comunicato dell’ISTAT. Secondo l’Istituto nazionale di statistica quasi un terzo (il 28,6%) dei giovani tra i 15 e i 24 anni è in cerca di lavoro. Per capire meglio il fenomeno della disoccupazione giovanile, le sue cause e i suoi effetti, è importante analizzarlo in prospettiva storica e internazionale. A tal fine siamo andati a studiare i dati dell’OCSE sull’occupazione e la disoccupazione per varie fasce d’età. In questo articolo, il primo di una serie, guardiamo alla disoccupazione giovanile in Italia in prospettiva storica. Nei prossimi articoli guarderemo alle cause della disoccupazione giovanile, compareremo l’Italia ai suoi partners internazionali e presenteremo brevi riflessioni di politica economica.

Il primo grafico mostra il tasso di disoccupazione per diverse fasce d’età (*). Ci sono alcuni elementi che vorremmo sottolineare. Anzitutto si nota che il tasso di disoccupazione scende al salire dell’età. Nel 2009, i disoccupati rappresentano circa il 40% dei giovani tra i 15 e i 19 anni, mentre il tasso di disoccupazione tra gli over-30 è solo del 6%.

In secondo luogo, dal grafico emerge chiaramente che l’alta disoccupazione giovanile non è un fenomeno recente. Già negli anni ’80 aveva raggiunto livelli paragonabili a quelli attuali, per poi iniziare a ridursi dalla metà degli anni ’90. Questo trend positivo è stato interrotto nel 2008 dalla crisi economica che ha colpito l’Italia e il resto dei paesi sviluppati.

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Alcune riflessioni sulle politiche per l’occupazione

On May 24, 2010, in Pensiamo noi, by Ferdinando Monte


In un recente intervento sulle  pagine Generazione Italia Fabio Vitale, Direttore regionale INPS per la Toscana, offre una panoramica degli interventi dell’Italia e degli altri stati europei a sostegno dell’occupazione durante la recente crisi economica. In sintesi la direzione è stata duplice. Da un lato, si è cercato di tutelare i rapporti di lavoro esistenti attraverso la Cassa Integrazione Guadagni e sgravi fiscali alle imprese che non licenziano. Dall’altro, si sono rafforzate attività di training e si sono estesi i sussidi di disoccupazione.

Prendo spunto da questo intervento per soffermarmi su alcune delle implicazioni di queste politiche, tralasciando gli ovvi aspetti sociali in parte discussi anche da Fabio Vitale.

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Il lavoro ai tempi della crisi

On May 12, 2010, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


Un aspetto poco discusso della crisi è il suo impatto sull’occupazione. In questo articolo presentiamo alcuni dati che mettono in relazione l’andamento del Prodotto Interno Lordo e il numero degli occupati nei paesi OCSE tra il luglio 2008 e il dicembre 2009. Rispetto ai suoi partner internazionali l’Italia ha avuto una forte caduta del PIL accompagnata da una contenuta riduzione della forza lavoro occupata. La regolamentazione del mercato del lavoro sembra aver attutito l’impatto della crisi sull’occupazione. Discutiamo in ordine questi due punti.

Il grafico 1 mostra la relazione tra la variazione del PIL e la variazione dell’occupazione (tassi annuali). Intuitivamente ad una più profonda recessione corrisponde in media una riduzione più accentuata della forza lavoro occupata: la retta di regressione (in rosso) rappresenta questa relazione media. Il grafico mostra di fatto una relazione tra fattori di produzione, ovvero input,  e prodotto, ovvero ouput: il lavoro è uno dei principali input usati nella produzione del reddito nazionale.

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