Come si proteggono i giovani lavoratori?


Le prospettive di impiego dei giovani italiani sono piuttosto limitate, sia rispetto ai loro coetanei internazionali sia rispetto alle nostre passate generazioni. Perché il mercato del lavoro è così difficile per i giovani nel nostro Paese? In questo post guardiamo agli effetti di un gruppo di politiche solitamente chiamate “di protezione del lavoro (o dell’impiego)”. Tali politiche comprendono tutte le misure volte a rendere più costoso il licenziamento dei lavoratori da parte delle imprese. In Italia l’esempio tipico è l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Il primo grafico illustra la relazione tra disoccupazione e politiche di protezione del lavoro in vari paesi OCSE, per i giovani (15-24 anni) e gli adulti (25-64 anni). La disoccupazione riportata è la media dei tre anni 2005/2007. Per la protezione del lavoro usiamo un indice costruito dall’OCSE che misura quanto sono restrittive le leggi che governano il licenziamento; un valore più alto indica leggi più restrittive. La relazione positiva tra protezione del lavoro e disoccupazione in entrambe le figure indica che una maggiore protezione del lavoro è associata ad una disoccupazione più alta, sia tra i giovani sia tra gli adulti. Se guardiamo l’altra faccia della medaglia troviamo un quadro simile: all’aumentare della protezione dell’impiego, la percentuale di persone occupate sul totale della popolazione diminuisce. (more…)

Giovani disoccupati: in Italia più che altrove

In due precedenti articoli abbiamo guardato alla disoccupazione giovanile in Italia in prospettiva storica. Vorremmo ora inserire il nostro Paese nel contesto europeo e internazionale. Sostanzialmente ci chiediamo se i giovani italiani, definiti come la fascia d’età che va dai quindici ai ventiquattro anni, abbiano prospettive lavorative migliori o peggiori dei loro coetanei internazionali.

Il primo grafico mostra la media della disoccupazione giovanile negli anni 2005/2007 in vari paesi OCSE. Ci fermiamo al 2007 per studiare il quadro internazionale pre-crisi; rimandiamo ad un prossimo articolo l’analisi degli effetti della crisi economica del 2008 sulle prospettive lavorative dei giovani. L’Italia si posiziona tra gli ultimi posti: la nostra disoccupazione giovanile è più alta di circa sette punti percentuali rispetto alla media europea. Tra i gli altri paesi solo la Polonia, la Slovacchia e la Grecia fanno peggio nel periodo di riferimento. (more…)

Da dove viene la disoccupazione giovanile?


In un precedente articolo abbiamo mostrato che la disoccupazione in Italia colpisce soprattutto i giovani. L’alta disoccupazione giovanile è un fenomeno iniziato trent’anni fa che ha visto un recente trend di miglioramente interrotto dalla crisi economica del 2008. In questo articolo vorremmo guardare più nel dettaglio alle componenti della disoccupazione e iniziare a discutere delle cause di questo fenomeno. Lasciamo le riflessioni di politica economica ad un prossimo articolo e ci concentriamo oggi su una analisi “meccanica” delle varie componenti della disoccupazione. La discussione è forse un po’ tecnica ma vi invitiamo a seguirla perché le conclusioni ci sembrano interessanti.

 

Il tasso di disoccupazione è definito come il numero delle persone in cerca di lavoro (i disoccupati) diviso la forza lavoro. La forza lavoro è la somma degli occupati e dei disoccupati. Quindi, la disoccupazione aumenta quando (1) alcuni individui perdono o decidono di lasciare la propria occupazione e vanno ad ingrossare le fila dei disoccupati o (2) in seguito ad un influsso di nuove persone alla ricerca di occupazione nella forza lavoro. Quest’ultimo caso si verifica, ad esempio, quando si lascia la scuola per cercare un lavoro, quando una casalinga smette di lavorare solo a casa, o quando arrivano flussi di nuovi immigrati.  (more…)

La disoccupazione tra i giovani è vecchia


Il tema della disoccupazione giovanile nel nostro Paese è stato riportato all’attenzione dei media da un recente comunicato dell’ISTAT. Secondo l’Istituto nazionale di statistica quasi un terzo (il 28,6%) dei giovani tra i 15 e i 24 anni è in cerca di lavoro. Per capire meglio il fenomeno della disoccupazione giovanile, le sue cause e i suoi effetti, è importante analizzarlo in prospettiva storica e internazionale. A tal fine siamo andati a studiare i dati dell’OCSE sull’occupazione e la disoccupazione per varie fasce d’età. In questo articolo, il primo di una serie, guardiamo alla disoccupazione giovanile in Italia in prospettiva storica. Nei prossimi articoli guarderemo alle cause della disoccupazione giovanile, compareremo l’Italia ai suoi partners internazionali e presenteremo brevi riflessioni di politica economica.

Il primo grafico mostra il tasso di disoccupazione per diverse fasce d’età (*). Ci sono alcuni elementi che vorremmo sottolineare. Anzitutto si nota che il tasso di disoccupazione scende al salire dell’età. Nel 2009, i disoccupati rappresentano circa il 40% dei giovani tra i 15 e i 19 anni, mentre il tasso di disoccupazione tra gli over-30 è solo del 6%.

In secondo luogo, dal grafico emerge chiaramente che l’alta disoccupazione giovanile non è un fenomeno recente. Già negli anni ’80 aveva raggiunto livelli paragonabili a quelli attuali, per poi iniziare a ridursi dalla metà degli anni ’90. Questo trend positivo è stato interrotto nel 2008 dalla crisi economica che ha colpito l’Italia e il resto dei paesi sviluppati. (more…)

Anche i ricchi piangono


In occasione della festa del primo Maggio, il leader della CISL Bonanni ha chiesto, secondo quanto riportato dal quotidiano Repubblica, “una legge che sposti i pesi del fisco da lavoratori e pensionati verso coloro che, essendo più ricchi, hanno pagato meno”.

L’impressione che si riceve da questa dichiarazione è che i ricchi in Italia siano tali perché pagano meno tasse. Per verificare la bontà dell’affermazione di Bonanni siamo andati a guardarci i dati sulle dichiarazioni dei redditi del 2009 disponibili sul sito del Ministero delle Finanze. (more…)

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Quanto è importante la Libia?


I recenti avvenimenti in Libia sollevano molte domande sui rapporti tra i nostri due paesi. In questo post cerchiamo di dare risposta a tre semplici domande sull’importanza dei rapporti commerciali italo-libici, avvalendoci di dati scaricabili da Comtrade, una banca dati dell’ONU. Siccome non siamo esperti di politica internazionale, ci asteniamo dal dare giudizi su cosa queste risposte implichino per la posizione italiana. Cominciamo con la domanda più semplice. (more…)

Così fan tutte… o no?


Negli ultimi tempi la televisione ci ha dato un’immagine dell’Italia un po’ pruriginosa. Per mesi è sembrato che buona parte della nostra penisola si fosse reinventata cast,regia, produzione e audience di quei filmetti un po’ così degli anni ’70 e ’80. L’immagine è quella di un paese dove le donne non hanno problemi a concedersi a uomini senza scrupoli in cambio di soldi o favori; un paese in cui tale comportamento non solo non è condannato ma è tollerato e persino incoraggiato, secondo il principio del “Così fan tutte”.

Quale è il rapporto reale degli italiani, e soprattutto delle italiane, con il sesso a pagamento? C’è stato forse un cambiamento radicale nella morale sessuale del nostro Paese nell’ultimo decennio, di cui le recenti cronache sono solo la manifestazione più evidente? Per rispondere a queste domande siamo andati ad analizzare i dati della World Values Survey, una indagine campionaria sugli orientamenti sociali, culturali e politici in diversi paesi del mondo. L’indagine, iniziata negli anni ’80, coinvolge ormai quasi sessanta paesi.

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Quo vadis Marchionne? L’economia oltre il 19˚ secolo


Abbiamo di recente letto un articolo di Giorgio Bocca (in seguito GB per brevità) sulla vicenda Fiat che sta tenendo banco in questi giorni (per un interessante dibattito sul tema vi rimandiamo qui). Noi vorremmo proporre alcune riflessioni su questo editoriale che ci sembra una riproposizione tenace di concetti che erano dannosi e sbagliati centocinquanta anni fa e sono semplicemente inutili oggi.

In estrema sintesi ci pare di capire che secondo GB i proprietari di una impresa non hanno essenzialmente diritto di andare a produrre dove vogliono ma dipendono in questa decisione da volontà altrui. Bocca non ci dice precisamente di chi ma possiamo immaginarlo. (more…)

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Quanto costa un gelato?


Il gelato è una dolce tradizione italiana alla quale è difficile rinunciare. Una tradizione che ha prezzi diversi a seconda della città in cui ci si trova. Secondo un articolo del Corriere i milanesi in particolare sembrano pagare più degli altri italiani per questa prelibatezza. L’articolo inoltre suggerisce, attraverso diverse dichiarazioni raccolte tra gelatieri di tutta Italia, l’esistenza di un prezzo “corretto” del gelato fondamentalmente determinato dal costo di produzione, uniforme in tutta Italia. (more…)

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Che Provincia taglio?


Il tema del giorno è l’abolizione delle Province; la sorpresa del giorno è che a seguito dei criteri ipotizzati (sarebbero eliminate le Province con meno di 220 mila abitanti che non siano in Regioni a Statuto Speciale o confinanti con uno stato estero) ne sarebbero eliminate solo 9. Quale criterio stringe di più? Decidetelo voi. Io in  questo post compio un piccolo esercizio con poche pretese. (more…)

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Alcune riflessioni sulle politiche per l’occupazione


In un recente intervento sulle  pagine Generazione Italia Fabio Vitale, Direttore regionale INPS per la Toscana, offre una panoramica degli interventi dell’Italia e degli altri stati europei a sostegno dell’occupazione durante la recente crisi economica. In sintesi la direzione è stata duplice. Da un lato, si è cercato di tutelare i rapporti di lavoro esistenti attraverso la Cassa Integrazione Guadagni e sgravi fiscali alle imprese che non licenziano. Dall’altro, si sono rafforzate attività di training e si sono estesi i sussidi di disoccupazione.

Prendo spunto da questo intervento per soffermarmi su alcune delle implicazioni di queste politiche, tralasciando gli ovvi aspetti sociali in parte discussi anche da Fabio Vitale. (more…)

L’istruzione scientifica declina in Italia


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In un precedente articolo ci siamo occupati della quantità di capitale umano in Italia, ovvero del numero di laureati rispetto al totale della popolazione giovanile. In questo articolo guarderemo invece ad una delle dimensioni della qualità del capitale umano: la distribuzione dei laureati in diverse materie (secondo la classificazione dell’OCSE).

Il grafico 1 mostra la percentuale di laureati in diverse discipline sul totale dei laureati in Italia nel 2007. La parte del leone la fanno i laureati in Scienze Sociali (Economia, Sociologia, Storia etc) ed Economia Aziendale. Poi vengono Medicina, Ingegneria, Lettere, Scienze dell’Educazione e tutte le altre. In particolare notiamo come solo il 7% dei laureati italiani abbia un titolo in una materia scientifica (ad esempio Fisica, Matematica, Informatica, Biologia). (more…)

Il lavoro ai tempi della crisi


Un aspetto poco discusso della crisi è il suo impatto sull’occupazione. In questo articolo presentiamo alcuni dati che mettono in relazione l’andamento del Prodotto Interno Lordo e il numero degli occupati nei paesi OCSE tra il luglio 2008 e il dicembre 2009. Rispetto ai suoi partner internazionali l’Italia ha avuto una forte caduta del PIL accompagnata da una contenuta riduzione della forza lavoro occupata. La regolamentazione del mercato del lavoro sembra aver attutito l’impatto della crisi sull’occupazione. Discutiamo in ordine questi due punti.

Il grafico 1 mostra la relazione tra la variazione del PIL e la variazione dell’occupazione (tassi annuali). Intuitivamente ad una più profonda recessione corrisponde in media una riduzione più accentuata della forza lavoro occupata: la retta di regressione (in rosso) rappresenta questa relazione media. Il grafico mostra di fatto una relazione tra fattori di produzione, ovvero input,  e prodotto, ovvero ouput: il lavoro è uno dei principali input usati nella produzione del reddito nazionale. (more…)

In Italia venti anni di istruzione perduta


Pubblicato su Generazione Italia

Tra le ragioni che spiegano il benessere economico di cui beneficiamo vi è l’accumulazione di capitale umano, ovvero di conoscenza teorica e pratica, da parte di ognuno di noi. Parte di questa conoscenza deriva da quello che impariamo sul posto di lavoro; il resto ci viene dall’istruzione formale ricevuta a scuola. Con questo articolo iniziamo una serie di interventi volti ad analizzare la situazione italiana; in particolare ci concentreremo sull’istruzione universitaria.

Il grafico (clicca per ingrandire) mostra il livello di istruzione universitaria in diverse coorti della nostra popolazione rispetto ad alcuni altri paesi dell’OCSE: i markers di diverso colore indicano la frazione di popolazione tra 25 e 34 anni con un titolo di studio universitario. Ad ogni colore corrisponde un diverso anno. Per esempio nel 2006 in Italia quasi il 20% dei giovani tra 25 e 34 anni ha una laurea. Il paese che fa meglio nel 2006 è il Canada dove la percentuale di laureati arriva quasi al 60%. (more…)

La crisi greca in 330 parole.


Il grafico qui accanto (clicca per ingrandire) mostra il recente andamento del deficit greco (in percentuale al PIL, dati FMI): per molti anni, i governi che si sono succeduti in Grecia hanno speso molto più di quello che potevano permettersi. I deficit si sono tramutati ogni anno in nuovo debito.

Come capita per le imprese e per i privati cittadini, nel momento in cui la capacità del governo greco di ripagare i suoi debiti si è mostrata più bassa, i potenziali creditori hanno iniziato a domandare “premi al rischio”, ovvero tassi di interesse più alti rispetto a quelli su titoli sicuri (per esempio il debito pubblico del Governo tedesco; il Wall Street Journal offre dei grafici interattivi dal 2007 ad oggi per alcuni paesi, compresa l’Italia). (more…)

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Deficit ieri, tasse oggi. E la crescita?


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Negli ultimi 30 anni il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo (PIL) italiano è quasi raddoppiato passando dal 57% del 1980 al 106% del 2008 (qui i dati del Fondo Monetario Internazionale). Il picco è stato raggiunto nel 1994 al 122%. Questi numeri, tra i più elevati nel mondo occidentale, destano preoccupazione: la capacità di ripagare il debito diminuisce al suo aumentare e i tassi di interesse da pagare aumentano. In questo articolo discuteremo le cause del debito pubblico italiano e gli effetti delle misure messe in atto per contenerlo.

La differenza tra il totale delle uscite e il totale delle entrate dello Stato in un anno (se positiva) è il deficit. (more…)

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L’Italia non cresce da decenni. Serve una scossa.


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Durante il dibattito politico si fa spesso riferimento a concetti economici come il Prodotto Interno Lordo (PIL, ovvero il reddito totale prodotto in Italia in un dato anno) e la produttività del lavoro (ovvero l’ammontare medio di reddito prodotto da ogni lavoratore in una predefinita unità di tempo). In questo articolo proporremo tre semplici grafici che raccolgono alcuni fatti essenziali che ogni lettore di Generazione Italia dovrebbe avere presenti.

Il primo elemento che vorremmo discutere riguarda il PIL e la sua crescita (dati Penn World Tables). (more…)

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