Da dove viene la disoccupazione giovanile?

On May 12, 2011, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


In un precedente articolo abbiamo mostrato che la disoccupazione in Italia colpisce soprattutto i giovani. L’alta disoccupazione giovanile è un fenomeno iniziato trent’anni fa che ha visto un recente trend di miglioramente interrotto dalla crisi economica del 2008. In questo articolo vorremmo guardare più nel dettaglio alle componenti della disoccupazione e iniziare a discutere delle cause di questo fenomeno. Lasciamo le riflessioni di politica economica ad un prossimo articolo e ci concentriamo oggi su una analisi “meccanica” delle varie componenti della disoccupazione. La discussione è forse un po’ tecnica ma vi invitiamo a seguirla perché le conclusioni ci sembrano interessanti.

 

Il tasso di disoccupazione è definito come il numero delle persone in cerca di lavoro (i disoccupati) diviso la forza lavoro. La forza lavoro è la somma degli occupati e dei disoccupati. Quindi, la disoccupazione aumenta quando (1) alcuni individui perdono o decidono di lasciare la propria occupazione e vanno ad ingrossare le fila dei disoccupati o (2) in seguito ad un influsso di nuove persone alla ricerca di occupazione nella forza lavoro. Quest’ultimo caso si verifica, ad esempio, quando si lascia la scuola per cercare un lavoro, quando una casalinga smette di lavorare solo a casa, o quando arrivano flussi di nuovi immigrati. 

Questa distinzione è importante perché la diminuzione della disoccupazione giovanile osservata recentemente può essere interpretata in maniera favorevole o sfavorevole: se è dovuta ad un aumento degli occupati è indubbiamente una buona notizia. Se è dovuta ad una diminuzione della forza lavoro potrebbe essere una cattiva notizia: la situazione del mercato del lavoro è così negativa che alcuni giovani hanno rinunciato del tutto a cercare un lavoro e sono usciti dalla forza lavoro.

Il primo grafico mostra l’andamento degli occupati e della forza lavoro per diverse fasce d’età (*). L’area colorata è legata al tasso di disoccupazione: quando la distanza tra le due linee aumenta, la disoccupazione aumenta. Il grafico in alto a sinistra suggerisce che per i giovanissimi, sia la forza lavoro sia il numero degli occupati è andato diminuendo tra il 1970 e il 2009. L’occupazione è però diminuita più rapidamente fino al 1990 e più lentamente dagli anni ’90 in poi. Questo spiega perché, per loro, la disoccupazione è prima salita e poi leggermente scesa.

Più interessanti sono le dinamiche per i giovani tra i 20 e i 29 anni. Il numero di occupati è rimasto più o meno costante fino al 1990 mentre la forza lavoro è aumentata considerevolmente. Questo spiega l’aumento della disoccupazione giovanile fino al 1990. Dai primi anni ’90 in poi invece sia la forza lavoro sia il numero di occupati sono diminuiti; la forza lavoro però è diminuita più rapidamente causando una diminuzione nel tasso di disoccupazione. Il grafico in basso a destra mostra invece una costante crescita della forza lavoro e degli occupati per gli over-30. La forza lavoro però è cresciuta più rapidamente causando un moderato aumento della disoccupazione anche in questo gruppo.

Il messaggio centrale di questo primo grafico è che tra i giovani la disoccupazione è aumentata quando la forza lavoro è cresciuta più rapidamente degli occupati, mentre è diminuita quando la forza lavoro è diminuita più rapidamente degli occupati. Da cosa derivano queste fluttuazioni della forza lavoro? La forza lavoro può aumentare per due ragioni: la prima l’abbiamo appena menzionata ed è data dall’ingresso nuovi lavoratori (ad esempio, gli studenti di sopra), a parità di popolazione. La seconda è data da ragioni puramente demografiche: la forza lavoro aumenta perché la popolazione aumenta.

Per sapere quale delle due cause è dietro le fluttuazione della forza lavoro giovanile italiana abbiamo bisogno di un’altra misura: il tasso di partecipazione alla forza lavoro, ovvero la frazione di popolazione che è impiegata o sta cercando un lavoro. Questo tasso è mostrato per le varie fasce d’età nel secondo grafico. Questo ci dice che il tasso di partecipazione alla forza lavoro è rimasto costante o in leggera crescita per gli over-25 ed è sceso per gli under-25.

Per i teenagers la rapida diminuzione del tasso di partecipazione alla forza lavoro è compatibile con un aumento del tasso di scolarizzazione per i ragazzi tra i 15 e i 19 anni di età. La stessa ragione può spiegare la diminuzione del tasso per la popolazione in età universitaria (20-24 anni). È interessante notare come il tasso di partecipazione tra questi ultimi sia leggermente aumentato fino al 1990 e sia poi decisamente diminuito. Questo andamento è in linea con quanto avevamo documentato in un altro articolo: la crescità dell’istruzione universitaria italiana sembra essersi fermata dal 1976 al 1998 per riprendere con più vigore nel decennio successivo.

Per i ventenni, invece, l’aumento della disoccupazione negli anni ’70 e ‘80 è soprattutto dovuta ad un aumento della forza lavoro non “assorbita” dal mercato del lavoro; tale aumento sembra dovuto in parte ad un aumento della popolazione e in parte ad un aumento del tasso di partecipazione alla forza lavoro. La diminuzione verificatasi dagli anni ’90 in poi ci sembra attribuibile in parte ad un maggior tasso di scolarizzazione dei giovani tra i 20 e i 24 anni e ad una genuina diminuzione dei disoccupati per i giovani tra i 25 e i 29 anni.

 

(*) Vi ricordiamo nuovamente che l’Istat ha modificato nel 1993 alcune definizioni e rinnovato il questionario. Nel 2004 ha cambiato parte della metodologia. Questo limita in parte la comparabilità delle misure pre- e post-1993 e 2004. Vi invitiamo a prendere le comparazioni intertemporali tra i diversi tassi con un grano di scetticismo.

4 Responses to “Da dove viene la disoccupazione giovanile?”

  1. Francesco Cocco says:

    interessante come al solito.
    Nella semplicità dell’esposizione ho trovato molta completezza di informazione.

    Bravi

    • Ferdinando Monte says:

      Grazie, Francesco. Facciamo il possibile per dare contributi utili. Un nuovo articolo e’ in uscita presto, rimani sintonizzato!

  2. […] due precedenti articoli abbiamo guardato alla disoccupazione giovanile in Italia in prospettiva storica. Vorremmo ora […]

  3. Gerry Walsh says:

    tasso di disoccupazione , la percentuale della forza lavoro attiva che si trova temporaneamente priva di occupazione pur cercando attivamente lavoro .

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