Tasse e Rolling Stones

On May 21, 2011, in Pensano gli altri, by Ferdinando Monte


Il Journal of Political Economy, una delle principali riviste scientifiche di Economia, usa la quarta di copertina per citazioni che trattano di economia. Nel numero di Febbraio 2011 viene riportato un estratto dal libro Life, di Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones, che mostra un altro effetto disincentivante di tasse troppo alte. Il musicista racconta (qui un estratto di Google Books con il paragrafo intero) di come, agli inizi degli anni settanta, ciò che rimaneva dopo aver pagato le tasse fosse così poco che decisero di trasferirsi in Francia:

“[…] what would we do? Sit in England and they’d give us a penny out of every pound we earned? We had no desire to be closed down. And so we upped and went to France.”

Altri interventi sull’argomento sul blog di Greg Mankiw e  su Freakonomics. Tempo fa avevamo riportato un altro esempio di tasse che fanno a pugni con gli incentivi.

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Giovani disoccupati: in Italia più che altrove

On May 15, 2011, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte

In due precedenti articoli abbiamo guardato alla disoccupazione giovanile in Italia in prospettiva storica. Vorremmo ora inserire il nostro Paese nel contesto europeo e internazionale. Sostanzialmente ci chiediamo se i giovani italiani, definiti come la fascia d’età che va dai quindici ai ventiquattro anni, abbiano prospettive lavorative migliori o peggiori dei loro coetanei internazionali.

Il primo grafico mostra la media della disoccupazione giovanile negli anni 2005/2007 in vari paesi OCSE. Ci fermiamo al 2007 per studiare il quadro internazionale pre-crisi; rimandiamo ad un prossimo articolo l’analisi degli effetti della crisi economica del 2008 sulle prospettive lavorative dei giovani. L’Italia si posiziona tra gli ultimi posti: la nostra disoccupazione giovanile è più alta di circa sette punti percentuali rispetto alla media europea. Tra i gli altri paesi solo la Polonia, la Slovacchia e la Grecia fanno peggio nel periodo di riferimento.

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Da dove viene la disoccupazione giovanile?

On May 12, 2011, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


In un precedente articolo abbiamo mostrato che la disoccupazione in Italia colpisce soprattutto i giovani. L’alta disoccupazione giovanile è un fenomeno iniziato trent’anni fa che ha visto un recente trend di miglioramente interrotto dalla crisi economica del 2008. In questo articolo vorremmo guardare più nel dettaglio alle componenti della disoccupazione e iniziare a discutere delle cause di questo fenomeno. Lasciamo le riflessioni di politica economica ad un prossimo articolo e ci concentriamo oggi su una analisi “meccanica” delle varie componenti della disoccupazione. La discussione è forse un po’ tecnica ma vi invitiamo a seguirla perché le conclusioni ci sembrano interessanti.

 

Il tasso di disoccupazione è definito come il numero delle persone in cerca di lavoro (i disoccupati) diviso la forza lavoro. La forza lavoro è la somma degli occupati e dei disoccupati. Quindi, la disoccupazione aumenta quando (1) alcuni individui perdono o decidono di lasciare la propria occupazione e vanno ad ingrossare le fila dei disoccupati o (2) in seguito ad un influsso di nuove persone alla ricerca di occupazione nella forza lavoro. Quest’ultimo caso si verifica, ad esempio, quando si lascia la scuola per cercare un lavoro, quando una casalinga smette di lavorare solo a casa, o quando arrivano flussi di nuovi immigrati. 

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Interventi sulla disoccupazione giovanile

On May 10, 2011, in Pensano gli altri, by Ferdinando Monte


Sul tema della disoccupazione giovanile intervengono Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere di oggi. Tra i dati principali, i tassi di partecipazione giovanile alla forza lavoro e l’Italia in prospettiva internazionale, due argomenti su cui stiamo per tornare nella nostra serie sulla disoccupazione giovanile. Tra le proposte, protezione crescente dei lavoratori con l’età e riduzione delle aliquote fiscali sui redditi dei giovani.

 

La disoccupazione tra i giovani è vecchia

On May 9, 2011, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


Il tema della disoccupazione giovanile nel nostro Paese è stato riportato all’attenzione dei media da un recente comunicato dell’ISTAT. Secondo l’Istituto nazionale di statistica quasi un terzo (il 28,6%) dei giovani tra i 15 e i 24 anni è in cerca di lavoro. Per capire meglio il fenomeno della disoccupazione giovanile, le sue cause e i suoi effetti, è importante analizzarlo in prospettiva storica e internazionale. A tal fine siamo andati a studiare i dati dell’OCSE sull’occupazione e la disoccupazione per varie fasce d’età. In questo articolo, il primo di una serie, guardiamo alla disoccupazione giovanile in Italia in prospettiva storica. Nei prossimi articoli guarderemo alle cause della disoccupazione giovanile, compareremo l’Italia ai suoi partners internazionali e presenteremo brevi riflessioni di politica economica.

Il primo grafico mostra il tasso di disoccupazione per diverse fasce d’età (*). Ci sono alcuni elementi che vorremmo sottolineare. Anzitutto si nota che il tasso di disoccupazione scende al salire dell’età. Nel 2009, i disoccupati rappresentano circa il 40% dei giovani tra i 15 e i 19 anni, mentre il tasso di disoccupazione tra gli over-30 è solo del 6%.

In secondo luogo, dal grafico emerge chiaramente che l’alta disoccupazione giovanile non è un fenomeno recente. Già negli anni ’80 aveva raggiunto livelli paragonabili a quelli attuali, per poi iniziare a ridursi dalla metà degli anni ’90. Questo trend positivo è stato interrotto nel 2008 dalla crisi economica che ha colpito l’Italia e il resto dei paesi sviluppati.

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Anche i ricchi piangono

On May 1, 2011, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


In occasione della festa del primo Maggio, il leader della CISL Bonanni ha chiesto, secondo quanto riportato dal quotidiano Repubblica, “una legge che sposti i pesi del fisco da lavoratori e pensionati verso coloro che, essendo più ricchi, hanno pagato meno”.

L’impressione che si riceve da questa dichiarazione è che i ricchi in Italia siano tali perché pagano meno tasse. Per verificare la bontà dell’affermazione di Bonanni siamo andati a guardarci i dati sulle dichiarazioni dei redditi del 2009 disponibili sul sito del Ministero delle Finanze.

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