Che Provincia taglio?

On May 26, 2010, in Pensiamo noi, by Ferdinando Monte


Il tema del giorno è l’abolizione delle Province; la sorpresa del giorno è che a seguito dei criteri ipotizzati (sarebbero eliminate le Province con meno di 220 mila abitanti che non siano in Regioni a Statuto Speciale o confinanti con uno stato estero) ne sarebbero eliminate solo 9. Quale criterio stringe di più? Decidetelo voi. Io in  questo post compio un piccolo esercizio con poche pretese.

Ho raccolto i dati sulla popolazione residente nelle Province italiane all’1/1/2009 dal sito Istat – se ne contano 107, visto che alcune sono state create successivamente. Ho escluso le Province in Regioni a Statuto Speciale (ne escono 25) e poi quelle di confine (altre 9): ne rimangono 73. Con questi dati le Province a rischio (quelle con meno di 220 mila abitanti) rimangono 7. I dati sono ufficiali ma imprecisi (per esempio, la Provincia di Fermo non esiste ancora e Ascoli Piceno – da cui è scorporata – è quindi sopra la soglia); tuttavia, illustrano bene il motivo del basso numero di Enti a rischio: molte Province sono concentrate subito sopra la soglia.

Il grafico mostra la cumulata della popolazione per le Province che rimangono (dal grafico ho ulteriormente escluso le tre Province con più di 1 milione e 700 mila abitanti, che sarebbero state molto a destra). Ogni linea rossa mostra una “soglia di abitanti”.

La prima linea rossa mostra quello che sappiamo: al di sotto di 220 mila abitanti ci sono 7 Province. La seconda mostra che per tagliare metà delle rimanenti Province (37 su 73) la soglia dovrebbe essere di 388 mila abitanti (Forlì); per tagliarne tre quarti (55 su 73) la soglia dovrebbe essere di 688 mila abitanti (Modena). Qui trovate un file excel con i dati usati.

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6 Responses to “Che Provincia taglio?”

  1. romain says:

    le province andrebbero abolite tutte, in quanto enti inutili e costosi, perchè: così era stato promesso e ci si era impegnati a fare; qualunque soglia di numero di abitanti si voglia scegliere per l’abolizione, ci saranno sempre ingiustizie e proteste (comunque è buon segno avere percepito fattivamente il problema); con la creazione delle regioni a statuto ordinario, ci si era obbligati fin dal 1970 (non semplicemente impegnati) ad abolire le ormai inutili province, non essendo ammissibili due enti territoriali pubblici intermedi: regioni (anche queste non indispensabili, se proprio vogliamo dirla tutta), e province. Si può intanto non far entrare in vigore le ultime province create, e forse si è ancora in tempo: Fermo, Barletta, Monza, le 4 nuove province sarde piccole e poco abitate (tutte gridano vendetta davanti a Dio). Attenzione: c’è l’ineffabile Calderoli che vuole addirittura creare un’altra regione, la Romagna separata dall’Emilia: altro che semplificare, lui vuole complicare e aumentare la spesa pubblica improduttiva.

  2. Magari fosse l’abolizione (mancata) delle provincie ad essere la notizia del giorno!

  3. Mario Picolla says:

    Il mantra “province-inutili-e-costose”, con la fola che “lo si era promesso” (sic!) piace tanto alla pancia di AN, poco avvezza al concetto di governo e autonomie locali: le vede come il fumo negli occhi specie da quando, al nord, per il buon governo di bravi amministratori locali, ormai sono quasi tutte verdi. Molte grandi province svolgono funzioni che passerebbero ad altri e i loro dipendenti con i relativi costi, non sparirebbero per magia.
    Che qui sotto si dica che anche le regioni sono inutili mi pare molto indicativo di questa mentalità statalista e centralista.

    Aboliamo le prefetture invece, rette da azzimati e costosi funzionari non eletti da nessuno ma nominati nel solito prolifico calderone statale de noantri.
    Ciao!

  4. Uno scandalo!
    Il più classico degli specchi per le Allodole.
    Ma io dico, nei palazzi governativi ci considerano dei fessi? E’ da un paio di giorni che circolava la voce della possibile eliminazione di alcune province, e molti la consideravano a ragione una buona notizia. Se ci sono da fare dei sacrifici è giusto partire dagli sprechi.
    Poi da ieri sono emersi i numeri di questa pseudo abolizione burla che si limiterà l’abolizione delle province con meno di 220.000 abitanti e per di più non saranno coinvolte quelle confinanti con stati esteri.
    A conti fatti andando a vedere le province sotto questo limite si constata che questo annuncio coreografico si concretizzerà con l’abolizione di non più di 10 province su 110! Avete capito bene 10 su 110 ovvero meno del 10%. Due cose volevo dire al ministro Tremonti, la prima è che le province non sono come le indennità dei ministri che possono essere tagliate del 10%, o tutte o nessuna. Seconda domanda, perché questo limite che riduce la portata di questo taglio? Perchè non portarlo magari a 250.000 che renderebbe i risparmi più sostanziosi?
    Ah già dimenticavo la provincia di Lodi in mano alla Lega Nord ha 223.000 abitanti… oppure la popolazione della Provincia di Asti (220.156 abitanti al 31-12-2008), presieduta dall’on. Maria Teresa Armosino (PDL), già sottosegretario del Ministro Tremonti nella legislatura 2001-2006, e per chiudere in bellezza aggiungo la provincia di Imperia con 220.712 abitanti attualmente governata da una coalizione di Centro-destra, eletta nelle elezioni provinciali del 28-29 marzo 2010 con elezione diretta del candidato Luigi Sappa.
    Sono solo cattivi pensieri, ma sapete a volte a pensar male…
    Forse ancora il governo è ancora in tempo per modificare il testo di legge. Ci vuole coraggio e lucidità soprattutto in questi periodi, in fondo non si tratta di qualcosa di così stratosferico, si tratta di dirottare le competenze e il personale tecnico provinciale alle regioni e ai comuni, con un considerevole risparmio sui costi burocratici e politici e magari trasferire questi risparmi alle regioni. Questo si, sarebbe un bel esempio di federalismo responsabile e non solamente fiscale!

  5. Maurice says:

    L’unica giustificazione per cui le province non saranno mai abolite è che sono dei gran centri di potere elettorale (questo sì centralismo, caro Picolla). Aboliamole tutte, anche nelle regioni a statuto speciale come la mia: basta la regione. Ma non è finita: a quando (vedi: http://www.bistrotchezmaurice.com/politica/manovra-finanziaria-la-casta-non-si-castra/) l’abolizione dei piccoli comuni, per esempio, sotto i 2000 abitanti? Anche questi sono costi superflui. E non mi si venga a dire che così si è a contatto con il territorio: quanti sindaci sono sensibili al proprio elettore, una volta che ha votato?

  6. Mario Picolla says:

    Sembra comodo, il “province-tutte-uguali, care-inutili-e-inefficienti-da-abolire”, non è vero. Vi sono province virtuose amministrate con poco personale che gestiscono trasporti, scuole e viabilità di ampie e importanti aree geografiche, altre che con una pletora di dipendenti sono solo un comodo stipendificio clientelare. Per demagogia si accomunano esperienze positive e peggiore incapacità amministrativa.

    Aree di raccordo amministrativo intermedio paragonabili alle nostre province esitono in tutt’Europa. Anche la piccola Svizzera, tra i pur piccoli Cantoni e i Comuni ha i Kreisen, i distretti.

    Aboliamo le province e conferiamo le sue competenze alla regione. In Lombardia per un comune dell’Alta Valtellina che gli servono almeno quattro ore per arrivare a Milano come facciamo? Verrebbero create strutture regionali decentrate a Sondrio e i risultato sarebbe lo stesso.
    Aboliamo le province senza senso, senza utilità ed efficenza, non quelle che servono e funzionano bene.

    Aboliamo le prefetture non le Province.

    Ciao!

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