Alcune riflessioni sulle politiche per l’occupazione

On May 24, 2010, in Pensiamo noi, by Ferdinando Monte


In un recente intervento sulle  pagine Generazione Italia Fabio Vitale, Direttore regionale INPS per la Toscana, offre una panoramica degli interventi dell’Italia e degli altri stati europei a sostegno dell’occupazione durante la recente crisi economica. In sintesi la direzione è stata duplice. Da un lato, si è cercato di tutelare i rapporti di lavoro esistenti attraverso la Cassa Integrazione Guadagni e sgravi fiscali alle imprese che non licenziano. Dall’altro, si sono rafforzate attività di training e si sono estesi i sussidi di disoccupazione.

Prendo spunto da questo intervento per soffermarmi su alcune delle implicazioni di queste politiche, tralasciando gli ovvi aspetti sociali in parte discussi anche da Fabio Vitale. Penso di non dire niente di controverso se affermo che nei momenti di crisi 1) sono le imprese meno produttive ad avere più difficoltà a restare in attività e 2) all’interno di ciascuna impresa i rapporti di lavoro meno profittevoli sono quelli ad essere risolti prima.

Queste due conseguenze delle recessioni hanno, oltre ovvie negative ripercussioni sociali, anche conseguenze di reddito e di bilancio pubblico. Le imprese sono “poco produttive” quando sprecano risorse e cioè quando il valore di quello che producono è molto basso rispetto al valore di quello che consumano. I rapporti di lavoro “meno profittevoli” sono quelli che, all’interno dell’impresa, usano al peggio le risorse disponibili. In entrambi i casi, sostegno pubblico significa un trasferimento di risorse dai contribuenti ad impieghi relativamente poco produttivi.

Gli incrementi di efficienza – che sono esattamente aumenti di reddito – si realizzano proprio lasciando rompere i rapporti di lavoro che non sono buoni abbastanza e lasciando chiudere le imprese che non usano bene abbastanza le risorse. In quest’ottica un sistema di welfare che conceda (cito) “sgravi fiscali e contributivi alle imprese, subordina[ndoli] al mantenimento dei livelli occupazionali” genera il costo (ulteriore) di impedire quelle riallocazioni: le rende infatti meno convenienti.

Sistemi di welfare che incentivino il passaggio da un lavoro all’altro hanno in questo senso dei vantaggi rispetto a quelli dove fondi pubblici vengono utilizzati per mantenere lo status quo. I programmi di training (sui quali siamo di recente intervenuti su questo blog) sembrano una buona idea.

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