L’istruzione scientifica declina in Italia

On May 15, 2010, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


Pubblicato su Generazione Italia

In un precedente articolo ci siamo occupati della quantità di capitale umano in Italia, ovvero del numero di laureati rispetto al totale della popolazione giovanile. In questo articolo guarderemo invece ad una delle dimensioni della qualità del capitale umano: la distribuzione dei laureati in diverse materie (secondo la classificazione dell’OCSE).

Il grafico 1 mostra la percentuale di laureati in diverse discipline sul totale dei laureati in Italia nel 2007. La parte del leone la fanno i laureati in Scienze Sociali (Economia, Sociologia, Storia etc) ed Economia Aziendale. Poi vengono Medicina, Ingegneria, Lettere, Scienze dell’Educazione e tutte le altre. In particolare notiamo come solo il 7% dei laureati italiani abbia un titolo in una materia scientifica (ad esempio Fisica, Matematica, Informatica, Biologia).

I laureati nelle materie scientifiche hanno un ruolo fondamentale nell’economia moderna. La crescita economica di lungo periodo non viene né dall’accumulazione di capitale fisico, né dall’aumento della forza lavoro ma dallo sviluppo tecnologico. Si pensi agli enormi benefici portati dall’invenzione dell’aereo o del microchip. Alla guida di tale sviluppo tecnologico vi sono soprattutto scienziati e ingegneri. In questo senso “l’allocazione dei talenti” (Murphy et al. 1991) è una componente chiave dello sviluppo economico del paese.

Il grafico 2 mostra la posizione relativa dell’Italia rispetto ai paesi OCSE nelle materie scientifiche e ingegneria. Il nostro paese non primeggia: siamo nel mezzo del gruppo, in posizione attardata; decisamente indietro rispetto a Francia, Germania o Svezia.
Interessante la posizione nelle retrovie degli Stati Uniti; ci ha sorpreso visto che gli USA sono all’avanguardia nella ricerca scientifica e tecnologica. Pensiamo sia dovuta alla particolare struttura dell’istruzione americana dove le majors (ovvero i corsi di laurea) in materie scientifiche sono solo l’anticamera per il mondo della ricerca e della specializzazione che avviene dopo la Laurea. Gli americani tendono a specializzarsi dopo.

L’ultimo elemento che analizziamo è come la composizione dei laureati sia cambiata nel tempo. È possibile che oggi l’Italia sia indietro rispetto ai partners internazionali nelle materie scientifiche ma stia rapidamente crescendo.
Purtroppo è vero il contrario. Il grafico 3 mostra come la percentuale di laureati nelle materie scientifiche sia costantemente diminuita negli ultimi dieci anni. Nello stesso grafico abbiamo messo la percentuale di laureati in Scienze dell’Educazione e Servizi Sociali che invece sta rapidamente crescendo.
Nello stesso periodo sono diminuiti in percentuale i laureati in Economia Aziendale e Legge; sono aumentati i laureati in Scienze Sociali mentre gli altri (Medicina, Lettere e Ingegneria soprattutto) sono rimasti costanti.

Il quadro non ci sembra particolarmente roseo. In Italia abbiamo pochi laureati e questi laureati sembrano concentrarsi nelle discipline che meno contribuiscono alla crescita economica e all’aumento del benessere di tutti nel lungo periodo. Un numero limitato di lavoratori con preparazione scientifica e tecnologica rende relativamente più costoso per le imprese italiane trovare e assumere persone con le conoscenze necessarie nei settori che guidano la crescita economica. Questo influenza il tipo di specializzazione industriale che prevarrà in futuro allontanando ulteriormente il Bel Paese dalla frontiera tecnologica.

5 Responses to “L’istruzione scientifica declina in Italia”

  1. Ale Briga says:

    Tre brevi riflessioni profane.
    – L’Italia ha una tradizione culturale lunga secoli che va nella direzione delle discipline umanistiche, e la formazione secondaria suddivisa tra licei classici, linguistici, pedagogici e artistici (che dovrebbero produrre una percentuale consistente di licenziati sul totale) non indirizza a prosecuzioni in campo scintifico-tecnologico.
    – L’esistenza in Italia di un patrimonio artistico senza eguali potrebbe giusticare la presenza di un numero così alto di laureati, se questo diventasse una risorsa economica adeguatamente sfruttata.
    – Forse sarebbe interessante vedere la composizione regionale o per aree dei laureati in materie scientifiche. Anche le aziende che ne avrebbero necessità sono collocate soltanto in un’area del paese immagino, cioè quella più produttiva.

    Chiudo con un ultima considerazione: la laurea in Italia non viene vista come veicolo di promozione sociale, economica e lavorativa. I dati Almalaurea riportano altissime percentuali di laureati che proseguono nelle attività lavorative svolte durante il periodo precedente la laurea e gli stipendi non sembrano essere significativamente variati a seconda del grado di istruzione.

  2. Davide says:

    Una considerazione vorrei farla x il numero di laureati in Servizio sociale in Italia…vero che sn aumentate le associazioni no profit di aiuti…ma come sopra riportato nn danno sviluppo…nn fanno girare l’economia….sarebbe opportuno creare numeri chiusi in Italia per nn dare false prospettive di lavoro…

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