In alcuni casi possono alzare il livello di occupazione aumentando il tasso di ritenzione del posto di lavoro.

“The Effect of Sample Selection and Initial Conditions in Duration Models: Evidence from Experimental Data on Training”, di John C. Ham e Robert J. LaLonde; Econometrica, Vol.64, n. 1, Gennaio 1996.

Nel paper che presentiamo John Ham e Robert LaLonde analizzano l’effetto di un programma di istruzione, qualificazione e ri-qualificazione professionale amministrato negli Stati Uniti: il National Supported Work Demonstration. Tale programma fornisce esperienza di lavoro ad un campione selezionato a caso di donne. L’obbiettivo dello studio è misurare l’impatto di tale esperienza sulla capacità di trovare lavoro (flussi in entrata nell’occupazione) e di mantenere tali posti di lavoro (flussi in uscita dall’occupazione). Studiare questi flussi separatamente aiuta a capire come questi programmi di ri-qualificazione funzionino e fornisce informazioni che possono essere usate nella formulazione di simili programmi pubblici.

Per misurare correttamente l’effetto del programma su questi flussi si ricorre a due elementi. Il primo è la costituzione di un esperimento randomizzato: il programma non verrà amministrato a tutti i possibili candidati ma solo ad un gruppo di essi selezionato a caso (“gruppo trattato”); ai rimanenti non verrà fornito nessun servizio (“gruppo di controllo”). La chiave di questa procedura è la scelta casuale dei membri dei due gruppi; questo assicura che il programma (o “trattamento”) non sia fornito solo ai lavoratori “più bravi” (per esempio con più voglia di lavorare) o “meno bravi”. Il confronto tra i due gruppi ci aiuta nel discernere gli effetti del trattamento.

Tale cornice sperimentale però non è sufficiente in questo caso. Se è vero che i due gruppi sono formati in maniera del tutto casuale, è vero anche che la scelta successiva, all’interno di ogni gruppo, di chi trova un lavoro e chi rimane disoccupato non lo è. In gergo economico si dice che i lavoratori si “auto-selezionano” perché la loro situazione lavorativa non viene randomizzata. In particolare si corre il rischio che il trattamento stesso interagisca con le caratteristiche individuali dei partecipanti in tale selezione.

Ad esempio, il programma potrebbe aiutare i lavoratori con meno capacità a trovare lavoro (gli altri avrebbero comunque trovato lavoro). Il gruppo di occupati all’interno del gruppo trattato perciò avrà caratteristiche diverse rispetto al gruppo di occupati nel gruppo di controllo.

In questo caso per misurare l’effetto del trattamento sui flussi in entrata e uscita dall’occupazione è necessario tenere in considerazione del problema di auto-selezione. Se non lo si fa si rischia di attribuire al trattamento un effetto che invece è dovuto a caratteristiche individuali, che non riusciamo ad osservare, dei lavoratori.

Ham e LaLonde propongono un modello econometrico che usa la cornice dell’esperimento randomizzato e in aggiunta corregge per il fenomeno di auto-selezione descritto sopra. I loro risultati suggeriscono che partecipare ad un programma di qualificazione professionale in media aiuta a mantere il proprio lavoro per 11 mesi in più. Tuttavia il programma non ha alcun effetto sul tasso a cui i disoccupati trovano lavoro.

Questo studio ha due limiti importanti. Il primo limite riguarda la possibilità di generalizzarne i risultati; come per ogni studio empirico i risultati non necessariamente sono applicabili alla popolazione in generale. Gli stessi autori applicano il loro modello econometrico ad un altro programma di ri-qualificazione e trovano un risultato diametralmente opposto: le persone considerate in quello studio mostrano un’accresciuta capacità di trovare lavoro ma nessun effetto sulla loro abilità di mantenere il posto di lavoro. Il suggerimento è che i dettagli dei programmi di ri-qualificazione sono importanti.

Un secondo limite è l’assenza di un’analisi costi-benefici. Il fatto che questi programmi aiutino lavoratori disoccupati a rientrare nel mondo del lavoro non implica che siano necessariamente un buon investimento. I soldi spesi per riqualificare i lavoratori potrebbero essere spesi in altre attività o semplicemente usati per abbassare le tasse. Un’analisi costi-benefici è necessaria quando si tratta di decidere come utilizzare i soldi dei contribuenti.

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