La crisi greca in 330 parole.

On May 5, 2010, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


Il grafico qui accanto (clicca per ingrandire) mostra il recente andamento del deficit greco (in percentuale al PIL, dati FMI): per molti anni, i governi che si sono succeduti in Grecia hanno speso molto più di quello che potevano permettersi. I deficit si sono tramutati ogni anno in nuovo debito.

Come capita per le imprese e per i privati cittadini, nel momento in cui la capacità del governo greco di ripagare i suoi debiti si è mostrata più bassa, i potenziali creditori hanno iniziato a domandare “premi al rischio”, ovvero tassi di interesse più alti rispetto a quelli su titoli sicuri (per esempio il debito pubblico del Governo tedesco; il Wall Street Journal offre dei grafici interattivi dal 2007 ad oggi per alcuni paesi, compresa l’Italia).

La recente crisi economica ha solo dato il colpo di grazia allo squilibrio dei conti pubblici: le entrate diminuiscono (per via della minore attività economica), le uscite salgono (ad esempio per via dei sussidi di disoccupazione) ed il deficit è passato dal 3.7% del 2007, al 7.6% nel 2008, e al 12.9% del 2009. Di recente le agenzie di rating hanno declassato ulteriormente la qualità dei titoli di debito greci; il resto è cronaca: tra alcuni giorni, alcuni titoli sono in scadenza, il governo non sa come pagarli e nessuno è disposto a prestare ulteriormente, se non a tassi gravosissimi.

Il fondo monetario internazionale sta preparando un prestito, a patto che il governo greco riporti in equilibrio entrate e uscite. Il Parlamento di Atene intende approvare misure draconiane di questo tipo (riduzioni nei salari degli impiegati pubblici, incrementi dell’IVA, nuove tasse sulla benzina solo per fare alcuni esempi). Gli scioperi e gli scontri di questi giorni sono di protesta contro queste misure.

Questi sviluppi mostrano in modo chiaro che livelli di deficit troppo alti per periodi prolungati non sono sostenibili: se la capacita’ di ripagare i debiti viene messa in discussione si genera una crisi. Qui trovate il deficit del governo italiano nello stesso periodo. Buon pro vi faccia.

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7 Responses to “La crisi greca in 330 parole.”

  1. AndreaParis says:

    Tra i maggiori capitoli di spesa pubblica della Grecia figurano gli armamenti e la difesa in generale. Rispetto agli altri paesi europei di livello simile (GDP) la Grecia spende molto di più perché ha bisogno di “difendersi” dalla Turchia, che non fa parte dell’Unione europea, ma, come la Grecia, fa parte della NATO. L’incapacità di risolvere il problema greco-turco da parte della comunità internazionale – UE in primis – ha contribuito certamente alla situazione attuale.

  2. Alessio says:

    Questo articolo è molto chiaro ed esaustivo: complimenti!
    Ho ancora un dubbio? L’UE – famosa per la sua rigidità nei controlli sui bilanci pubblici – non ha avuto nulla da ridire durante gli scorsi anni, in cui il debito greco si è così pesantemente aggravato?
    Grazie.

    • Ferdinando says:

      Si. Sono state avviate procedure per deficit eccessivo in diverse occasioni (vedi qui). In parte (non so quanto abbia inciso) c’erano state anche operazioni di maquillage dei conti, che aveva riportato credo per primo il New York Times (e che riguardavano anche l’Italia).

  3. Ale Briga says:

    Vi inoltro una domanda: è possibile stabilire in quale lasso di tempo la politica economica di un governo incida sulla voce del deficit, in modo da valutare l’efficacia di talune misure o le colpe di altre?
    Rinnovo i complimenti per questo lavoro di divulgazione.

    • Ferdinando says:

      Beh, una riforma delle pensioni non si scrive in un mese, e i suoi effetti non si vedono subito in ogni caso. Pero’ se parli di deficit c’e’ una finanziaria ogni anno: la mia opinione e’ che volendo (questa e’ la parola cruciale) il deficit potrebbe essere azzerato subito o quasi. I vincoli sono di natura politica, piu’ che tecnica.

  4. […] essere entrata nell’euro falsificando i conti, la Grecia ha continuato a giocare con il bilancio pubblico con la stessa leggerezza con cui i bambini usano i […]

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