Di quanto il carcere scoraggia il crimine?

On May 2, 2010, in Pensano gli economisti, by Ferdinando Monte

Dell’1,3% per ogni mese trasformato da pena corrente a pena futura. Ma che significa?

“The Deterrent Effects of Prison: Evidence from a Natural Experiment”, di Francesco Drago, Roberto Galbiati e Pietro Vertova; Journal of Political Economy, Vol.117, n. 2, Aprile 2009.

In linea teorica, il carcere può ridurre i tassi di criminalità  per due ragioni: un effetto meccanico ed un effetto deterrente. La riduzione meccanica avviene perché l’incarcerazione toglie dalla circolazione persone con una più alta propensione a commettere crimini. La deterrenza avviene perché l’aspettativa della punizione riduce l’incentivo a commettere un atto illegale.

Da un punto di vista di policy una misurazione adeguata dell’effetto di deterrenza è molto importante perché conferisce una base scientifica alla durata ottima delle pene. Misurare questo effetto è tuttavia particolarmente difficile. Idealmente servirebbe: 1) prendere due persone identiche in tutto, 2) assegnare loro punizioni diverse per lo stesso crimine e 3) comparare le loro scelte di commettere o meno un nuovo reato. Chiaramente non è possibile condurre un esperimento simile in modo pianificato; tuttavia l’Italia ha offerto un “esperimento naturale” in cui queste condizioni si sono approssimativamente verificate: la legge sull’indulto 241 del 2006.

Questa legge ha stabilito una riduzione di 3 anni di pena per tutti i detenuti (con eccezione di alcune categorie di reati): chi al 1˚ agosto 2006 aveva una pena residua uguale o inferiore a 3 anni è stato immediatamente rilasciato; per gli altri il rilascio è avvenuto al raggiungimento dei 3 anni di sentenza residua. Tuttavia non si è trattato di uno puro sconto: nel caso il detenuto commetta un nuovo crimine (entro 5 anni), la pena residua da scontare viene cumulata alla nuova pena.

Prendiamo il caso di due individui che scontano entrambi una detenzione originaria di 5 anni: il primo, avendo commesso il crimine il 1˚ agosto 2003, ha una pena residua di 2 anni; il secondo, avendo commesso il crimine il 1˚ agosto 2004, ha una pena residua di 3 anni. Commettere un crimine che preveda una pena di 1 anno ha ora due costi diversi: 3 anni per il primo, 4 anni per il secondo. Se assumiamo che le caratteristiche individuali – come età, istruzione, stato civile – siano irrilevanti nel predire quando è stato commesso il crimine (nel 2003 o nel 2004), allora ci troviamo di fronte a due individui statisticamente non distinguibili ai nostri fini; le condizioni di sopra sono verificate.

Dividendo la popolazione in due gruppi, quello con pene residue “basse” e quello con pene residue “alte”, gli autori trovano esattamente ciò che ci si aspetta: il gruppo con pene residue più basse ha una propensione a ricommettere crimini significativamente più  alta dell’altro. Questo ha economicamente senso: se il costo di commettere un crimine è più basso, il numero di crimini commessi sale.

Ma quanto è forte la riduzione? Utilizzando una semplice procedura statistica (una regressione logit), gli autori stimano che commutare un mese di carcere oggi in un mese di carcere in più in caso di recidivismo (questo prevede la legge) riduce la probabilità di ricommettere un crimine – per la persona tipica all’interno del campione – dello 0,16%. Siccome dopo sette mesi (i dati individuali utilizzati si fermano a fine febbraio 2007) l’11,5% dei beneficiari aveva nuovamente commesso un illecito, un mese aggiuntivo corrisponde ad una riduzione dell’1,3% del tasso di recidivismo medio. Tale riduzione è leggermente più forte per i detenuti stranieri, rispetto agli italiani, ed uguale tra uomini e donne.

Questo studio ha dei limiti, che gli autori non mancano di evidenziare. Il piu importante è che il campione studiato non contiene persone incensurate: quindi, questi risultati ci danno indicazioni solo parziali sulla risposta della popolazione (in generale) ad incrementi delle pene.

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3 Responses to “Di quanto il carcere scoraggia il crimine?”

  1. Maurice says:

    Sicuro che un delinquente fa tutti questi calcoli prima di elargire o accettare una mazzetta, accoltellare uno straniero, stuprare una donna o scappare dopo aver investito una persona?
    La scienza “esatta” della matematica, e di conseguenza della statistica, ha solo un piccolo limite: non tiene conto delle persone come entità più o meno razionali.

    • Ferdinando says:

      Maurice, al contrario, l’articolo fa vedere esattamente questo: anche chi ha gia’ commesso crimini si comporta in modo razionale, nel senso che risponde agli incentivi. Alzi il prezzo, consumi di meno; alzi il costo di un crimine, e ne riduci la quantita’.
      La parte difficile e’ misurare la sensibilita’ (l’elasticita’, dicono gli economisti) del crimine alla sua punizione. La parte interessante del lavoro di Drago e coautori e’ proprio di dire “di quanto” risponde il crimine.

  2. vfiore says:

    beh, forse non esplicitamente,ma statisticamente in sostanza si’. la mano invisibile per voi economisti, e la meccanica statistica per noi fisici alla fine si basano su quello – e funzionano. di sicuro la seconda. ;)

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