Quanto costa un gelato?

On May 31, 2010, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni


Il gelato è una dolce tradizione italiana alla quale è difficile rinunciare. Una tradizione che ha prezzi diversi a seconda della città in cui ci si trova. Secondo un articolo del Corriere i milanesi in particolare sembrano pagare più degli altri italiani per questa prelibatezza. L’articolo inoltre suggerisce, attraverso diverse dichiarazioni raccolte tra gelatieri di tutta Italia, l’esistenza di un prezzo “corretto” del gelato fondamentalmente determinato dal costo di produzione, uniforme in tutta Italia.

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Che Provincia taglio?

On May 26, 2010, in Pensiamo noi, by Ferdinando Monte


Il tema del giorno è l’abolizione delle Province; la sorpresa del giorno è che a seguito dei criteri ipotizzati (sarebbero eliminate le Province con meno di 220 mila abitanti che non siano in Regioni a Statuto Speciale o confinanti con uno stato estero) ne sarebbero eliminate solo 9. Quale criterio stringe di più? Decidetelo voi. Io in  questo post compio un piccolo esercizio con poche pretese.

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Alcune riflessioni sulle politiche per l’occupazione

On May 24, 2010, in Pensiamo noi, by Ferdinando Monte


In un recente intervento sulle  pagine Generazione Italia Fabio Vitale, Direttore regionale INPS per la Toscana, offre una panoramica degli interventi dell’Italia e degli altri stati europei a sostegno dell’occupazione durante la recente crisi economica. In sintesi la direzione è stata duplice. Da un lato, si è cercato di tutelare i rapporti di lavoro esistenti attraverso la Cassa Integrazione Guadagni e sgravi fiscali alle imprese che non licenziano. Dall’altro, si sono rafforzate attività di training e si sono estesi i sussidi di disoccupazione.

Prendo spunto da questo intervento per soffermarmi su alcune delle implicazioni di queste politiche, tralasciando gli ovvi aspetti sociali in parte discussi anche da Fabio Vitale.

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Paghe uguali da morire

On May 22, 2010, in Pensano gli altri, by Ferdinando Monte


Cosa succede quando la paga di un lavoro è per legge uguale ovunque, ma le condizioni territoriali del mercato del lavoro non lo sono?  Un recente articolo di Carol Propper e John Van Reenen pubblicato sul Journal of Political Economy (qui la versione working paper, un po’ diversa) ne mostra un esempio particolarmente crudo.

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Criminali di statura

On May 21, 2010, in Pensano gli altri, by Ferdinando Monte


Chi ha peggiori prospettive nel mercato del lavoro ha maggiori incentivi a compiere attività illegali (tutto comincia dal premio Nobel Gary Becker con “Crime and Punishment” nel 1968). Inoltre, l’altezza sembra essere positivamente associata al successo nel mercato del lavoro (l’abbiamo discusso qui). Bodenhorn, Moehling e Price (2010) ne traggono le conseguenze e mostrano l’associazione inversa tra statura e propensione al crimine.

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Lavori di statura

On May 20, 2010, in Pensano gli altri, by Ferdinando Monte


Pare che le persone più alte tendano ad avere in media piu’ successo sul lavoro.  Già Gowin (in un libro del 1915 disponibile qui) documentava come i manager delle vendite fossero più alti degli addetti alle vendite ed i vescovi fossero più alti dei sacerdoti in piccole città.

Uno delle distinzioni più importanti in economia è quella tra correlazione e causalità: se due variabili si muovono insieme (sono correlate) non è detto che una delle due stia causando l’altra: potrebbe esserci un terzo fattore che le sta causando entrambe o potrebbe essere una semplice coincidenza. La ricerca su questo tema dibatte su quali siano questi fattori.

La ricerca sulle cause di questa correlazione è sterminata e ce n’è per tutti i gusti, a partire da autostima fino a discriminazione; qui segnaliamo due studi. Persico, Postlewaite e Silverman (2004) discutono il fatto che adolescenti più alti tendono a partecipare di più in attività sociali che incrementano il capitale umano (e quindi i risultati sul mercato del lavoro). Case e Paxson (2008), sostengono che altezza e abilità cognitive sono correlate e questa correlazione genera l’associazione tra altezza e successo sul mercato del lavoro.

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Quanti anni hanno le modelle più pagate? Secondo la rivista Forbes non sono le giovanissime a incamerare i compensi più alti ma le top models trentenni (il Corriere riporta la stessa notizia). Le “non più ragazzine”, secondo la definizione del Corriere, guadagnano dai 3 ai 25 milioni di dollari l’anno.

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I biglietti sono pochi

On May 17, 2010, in Pensano gli altri, by Ferdinando Monte


Come allochiamo risorse scarse? Un esempio di cosa succede, i biglietti per la finale dell’Inter, e un metodo alternativo, i tavoli al ristorante (qui in italiano).

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L’istruzione scientifica declina in Italia

On May 15, 2010, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


Pubblicato su Generazione Italia

In un precedente articolo ci siamo occupati della quantità di capitale umano in Italia, ovvero del numero di laureati rispetto al totale della popolazione giovanile. In questo articolo guarderemo invece ad una delle dimensioni della qualità del capitale umano: la distribuzione dei laureati in diverse materie (secondo la classificazione dell’OCSE).

Il grafico 1 mostra la percentuale di laureati in diverse discipline sul totale dei laureati in Italia nel 2007. La parte del leone la fanno i laureati in Scienze Sociali (Economia, Sociologia, Storia etc) ed Economia Aziendale. Poi vengono Medicina, Ingegneria, Lettere, Scienze dell’Educazione e tutte le altre. In particolare notiamo come solo il 7% dei laureati italiani abbia un titolo in una materia scientifica (ad esempio Fisica, Matematica, Informatica, Biologia).

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Domande e risposte in economia

On May 14, 2010, in Pensano gli altri, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


Il Prof. Michele Boldrin della Washington University a St. Louis (Missouri) discute di vari argomenti di economia e risponde alle domande che gli sono fatte live in chat.

Watch live streaming video from oilproject at livestream.com
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Il lavoro ai tempi della crisi

On May 12, 2010, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


Un aspetto poco discusso della crisi è il suo impatto sull’occupazione. In questo articolo presentiamo alcuni dati che mettono in relazione l’andamento del Prodotto Interno Lordo e il numero degli occupati nei paesi OCSE tra il luglio 2008 e il dicembre 2009. Rispetto ai suoi partner internazionali l’Italia ha avuto una forte caduta del PIL accompagnata da una contenuta riduzione della forza lavoro occupata. La regolamentazione del mercato del lavoro sembra aver attutito l’impatto della crisi sull’occupazione. Discutiamo in ordine questi due punti.

Il grafico 1 mostra la relazione tra la variazione del PIL e la variazione dell’occupazione (tassi annuali). Intuitivamente ad una più profonda recessione corrisponde in media una riduzione più accentuata della forza lavoro occupata: la retta di regressione (in rosso) rappresenta questa relazione media. Il grafico mostra di fatto una relazione tra fattori di produzione, ovvero input,  e prodotto, ovvero ouput: il lavoro è uno dei principali input usati nella produzione del reddito nazionale.

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In alcuni casi possono alzare il livello di occupazione aumentando il tasso di ritenzione del posto di lavoro.

“The Effect of Sample Selection and Initial Conditions in Duration Models: Evidence from Experimental Data on Training”, di John C. Ham e Robert J. LaLonde; Econometrica, Vol.64, n. 1, Gennaio 1996.

Nel paper che presentiamo John Ham e Robert LaLonde analizzano l’effetto di un programma di istruzione, qualificazione e ri-qualificazione professionale amministrato negli Stati Uniti: il National Supported Work Demonstration. Tale programma fornisce esperienza di lavoro ad un campione selezionato a caso di donne. L’obbiettivo dello studio è misurare l’impatto di tale esperienza sulla capacità di trovare lavoro (flussi in entrata nell’occupazione) e di mantenere tali posti di lavoro (flussi in uscita dall’occupazione). Studiare questi flussi separatamente aiuta a capire come questi programmi di ri-qualificazione funzionino e fornisce informazioni che possono essere usate nella formulazione di simili programmi pubblici.

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In Italia venti anni di istruzione perduta

On May 7, 2010, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


Pubblicato su Generazione Italia

Tra le ragioni che spiegano il benessere economico di cui beneficiamo vi è l’accumulazione di capitale umano, ovvero di conoscenza teorica e pratica, da parte di ognuno di noi. Parte di questa conoscenza deriva da quello che impariamo sul posto di lavoro; il resto ci viene dall’istruzione formale ricevuta a scuola. Con questo articolo iniziamo una serie di interventi volti ad analizzare la situazione italiana; in particolare ci concentreremo sull’istruzione universitaria.

Il grafico (clicca per ingrandire) mostra il livello di istruzione universitaria in diverse coorti della nostra popolazione rispetto ad alcuni altri paesi dell’OCSE: i markers di diverso colore indicano la frazione di popolazione tra 25 e 34 anni con un titolo di studio universitario. Ad ogni colore corrisponde un diverso anno. Per esempio nel 2006 in Italia quasi il 20% dei giovani tra 25 e 34 anni ha una laurea. Il paese che fa meglio nel 2006 è il Canada dove la percentuale di laureati arriva quasi al 60%.

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La crisi greca in 330 parole.

On May 5, 2010, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


Il grafico qui accanto (clicca per ingrandire) mostra il recente andamento del deficit greco (in percentuale al PIL, dati FMI): per molti anni, i governi che si sono succeduti in Grecia hanno speso molto più di quello che potevano permettersi. I deficit si sono tramutati ogni anno in nuovo debito.

Come capita per le imprese e per i privati cittadini, nel momento in cui la capacità del governo greco di ripagare i suoi debiti si è mostrata più bassa, i potenziali creditori hanno iniziato a domandare “premi al rischio”, ovvero tassi di interesse più alti rispetto a quelli su titoli sicuri (per esempio il debito pubblico del Governo tedesco; il Wall Street Journal offre dei grafici interattivi dal 2007 ad oggi per alcuni paesi, compresa l’Italia).

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Questa notizia, altrimenti di secondo piano, offre tre brevi spunti di riflessione economica. Studenti, disoccupati e squattrinati hanno creato organizzazioni di mutuo soccorso per poter prendere “gratis” i mezzi pubblici; le mutue volontarie pagheranno infatti le eventuali multe. 

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Paralleli sullo stesso parallelo

On May 3, 2010, in Pensano gli altri, by Ferdinando Monte


Il New York Times parla oggi dell’evasione fiscale in Grecia. E riporta uno studio dove stima nel 24% del PIL la dimensione dell’economia sommersa ellenica (pagina 8 ) nel 2008. L’Italia – la seconda in questa classifica – è al 21%. I numeri sembrano un po’ sovrastimati: questo comunicato Istat riporta stime per l’Italia tra il 15 e il 17% del PIL nel 2006, mentre lo studio ci dà al 23% per lo stesso anno.

Interessante l’aneddoto: “If they go to the mechanic, it is one price without a receipt and quite a bit more with it”.

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Tasse e pugilato

On May 2, 2010, in Pensano gli altri, by Ferdinando Monte


Come fanno le tasse a disincentivare l’attività economica?

Negli anni ’50, l’aliquota marginale negli Stati Uniti era al 90%: chi era nello scaglione più alto teneva solo il 10% di quello che guadagnava. Questo valeva anche per i pugili, che infatti non mettevano in palio il titolo più di una volta all’anno, per così poco.

Qui la storia.

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Di quanto il carcere scoraggia il crimine?

On May 2, 2010, in Pensano gli economisti, by Ferdinando Monte

Dell’1,3% per ogni mese trasformato da pena corrente a pena futura. Ma che significa?

“The Deterrent Effects of Prison: Evidence from a Natural Experiment”, di Francesco Drago, Roberto Galbiati e Pietro Vertova; Journal of Political Economy, Vol.117, n. 2, Aprile 2009.

In linea teorica, il carcere può ridurre i tassi di criminalità  per due ragioni: un effetto meccanico ed un effetto deterrente. La riduzione meccanica avviene perché l’incarcerazione toglie dalla circolazione persone con una più alta propensione a commettere crimini. La deterrenza avviene perché l’aspettativa della punizione riduce l’incentivo a commettere un atto illegale.

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Deficit ieri, tasse oggi. E la crescita?

On May 2, 2010, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


Pubblicato su Generazione Italia

Negli ultimi 30 anni il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo (PIL) italiano è quasi raddoppiato passando dal 57% del 1980 al 106% del 2008 (qui i dati del Fondo Monetario Internazionale). Il picco è stato raggiunto nel 1994 al 122%. Questi numeri, tra i più elevati nel mondo occidentale, destano preoccupazione: la capacità di ripagare il debito diminuisce al suo aumentare e i tassi di interesse da pagare aumentano. In questo articolo discuteremo le cause del debito pubblico italiano e gli effetti delle misure messe in atto per contenerlo.

La differenza tra il totale delle uscite e il totale delle entrate dello Stato in un anno (se positiva) è il deficit.

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L’Italia non cresce da decenni. Serve una scossa.

On May 2, 2010, in Pensiamo noi, by Andrea Asoni & Ferdinando Monte


Pubblicato su Generazione Italia

Durante il dibattito politico si fa spesso riferimento a concetti economici come il Prodotto Interno Lordo (PIL, ovvero il reddito totale prodotto in Italia in un dato anno) e la produttività del lavoro (ovvero l’ammontare medio di reddito prodotto da ogni lavoratore in una predefinita unità di tempo). In questo articolo proporremo tre semplici grafici che raccolgono alcuni fatti essenziali che ogni lettore di Generazione Italia dovrebbe avere presenti.

Il primo elemento che vorremmo discutere riguarda il PIL e la sua crescita (dati Penn World Tables).

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