Come si proteggono i giovani lavoratori?


Le prospettive di impiego dei giovani italiani sono piuttosto limitate, sia rispetto ai loro coetanei internazionali sia rispetto alle nostre passate generazioni. Perché il mercato del lavoro è così difficile per i giovani nel nostro Paese? In questo post guardiamo agli effetti di un gruppo di politiche solitamente chiamate “di protezione del lavoro (o dell’impiego)”. Tali politiche comprendono tutte le misure volte a rendere più costoso il licenziamento dei lavoratori da parte delle imprese. In Italia l’esempio tipico è l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Il primo grafico illustra la relazione tra disoccupazione e politiche di protezione del lavoro in vari paesi OCSE, per i giovani (15-24 anni) e gli adulti (25-64 anni). La disoccupazione riportata è la media dei tre anni 2005/2007. Per la protezione del lavoro usiamo un indice costruito dall’OCSE che misura quanto sono restrittive le leggi che governano il licenziamento; un valore più alto indica leggi più restrittive. La relazione positiva tra protezione del lavoro e disoccupazione in entrambe le figure indica che una maggiore protezione del lavoro è associata ad una disoccupazione più alta, sia tra i giovani sia tra gli adulti. Se guardiamo l’altra faccia della medaglia troviamo un quadro simile: all’aumentare della protezione dell’impiego, la percentuale di persone occupate sul totale della popolazione diminuisce. (more…)

Tasse e Rolling Stones


Il Journal of Political Economy, una delle principali riviste scientifiche di Economia, usa la quarta di copertina per citazioni che trattano di economia. Nel numero di Febbraio 2011 viene riportato un estratto dal libro Life, di Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones, che mostra un altro effetto disincentivante di tasse troppo alte. Il musicista racconta (qui un estratto di Google Books con il paragrafo intero) di come, agli inizi degli anni settanta, ciò che rimaneva dopo aver pagato le tasse fosse così poco che decisero di trasferirsi in Francia:

“[...] what would we do? Sit in England and they’d give us a penny out of every pound we earned? We had no desire to be closed down. And so we upped and went to France.”

Altri interventi sull’argomento sul blog di Greg Mankiw e  su Freakonomics. Tempo fa avevamo riportato un altro esempio di tasse che fanno a pugni con gli incentivi.

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Giovani disoccupati: in Italia più che altrove

In due precedenti articoli abbiamo guardato alla disoccupazione giovanile in Italia in prospettiva storica. Vorremmo ora inserire il nostro Paese nel contesto europeo e internazionale. Sostanzialmente ci chiediamo se i giovani italiani, definiti come la fascia d’età che va dai quindici ai ventiquattro anni, abbiano prospettive lavorative migliori o peggiori dei loro coetanei internazionali.

Il primo grafico mostra la media della disoccupazione giovanile negli anni 2005/2007 in vari paesi OCSE. Ci fermiamo al 2007 per studiare il quadro internazionale pre-crisi; rimandiamo ad un prossimo articolo l’analisi degli effetti della crisi economica del 2008 sulle prospettive lavorative dei giovani. L’Italia si posiziona tra gli ultimi posti: la nostra disoccupazione giovanile è più alta di circa sette punti percentuali rispetto alla media europea. Tra i gli altri paesi solo la Polonia, la Slovacchia e la Grecia fanno peggio nel periodo di riferimento. (more…)

Da dove viene la disoccupazione giovanile?


In un precedente articolo abbiamo mostrato che la disoccupazione in Italia colpisce soprattutto i giovani. L’alta disoccupazione giovanile è un fenomeno iniziato trent’anni fa che ha visto un recente trend di miglioramente interrotto dalla crisi economica del 2008. In questo articolo vorremmo guardare più nel dettaglio alle componenti della disoccupazione e iniziare a discutere delle cause di questo fenomeno. Lasciamo le riflessioni di politica economica ad un prossimo articolo e ci concentriamo oggi su una analisi “meccanica” delle varie componenti della disoccupazione. La discussione è forse un po’ tecnica ma vi invitiamo a seguirla perché le conclusioni ci sembrano interessanti.

 

Il tasso di disoccupazione è definito come il numero delle persone in cerca di lavoro (i disoccupati) diviso la forza lavoro. La forza lavoro è la somma degli occupati e dei disoccupati. Quindi, la disoccupazione aumenta quando (1) alcuni individui perdono o decidono di lasciare la propria occupazione e vanno ad ingrossare le fila dei disoccupati o (2) in seguito ad un influsso di nuove persone alla ricerca di occupazione nella forza lavoro. Quest’ultimo caso si verifica, ad esempio, quando si lascia la scuola per cercare un lavoro, quando una casalinga smette di lavorare solo a casa, o quando arrivano flussi di nuovi immigrati.  (more…)

Interventi sulla disoccupazione giovanile


Sul tema della disoccupazione giovanile intervengono Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere di oggi. Tra i dati principali, i tassi di partecipazione giovanile alla forza lavoro e l’Italia in prospettiva internazionale, due argomenti su cui stiamo per tornare nella nostra serie sulla disoccupazione giovanile. Tra le proposte, protezione crescente dei lavoratori con l’età e riduzione delle aliquote fiscali sui redditi dei giovani.

 

La disoccupazione tra i giovani è vecchia


Il tema della disoccupazione giovanile nel nostro Paese è stato riportato all’attenzione dei media da un recente comunicato dell’ISTAT. Secondo l’Istituto nazionale di statistica quasi un terzo (il 28,6%) dei giovani tra i 15 e i 24 anni è in cerca di lavoro. Per capire meglio il fenomeno della disoccupazione giovanile, le sue cause e i suoi effetti, è importante analizzarlo in prospettiva storica e internazionale. A tal fine siamo andati a studiare i dati dell’OCSE sull’occupazione e la disoccupazione per varie fasce d’età. In questo articolo, il primo di una serie, guardiamo alla disoccupazione giovanile in Italia in prospettiva storica. Nei prossimi articoli guarderemo alle cause della disoccupazione giovanile, compareremo l’Italia ai suoi partners internazionali e presenteremo brevi riflessioni di politica economica.

Il primo grafico mostra il tasso di disoccupazione per diverse fasce d’età (*). Ci sono alcuni elementi che vorremmo sottolineare. Anzitutto si nota che il tasso di disoccupazione scende al salire dell’età. Nel 2009, i disoccupati rappresentano circa il 40% dei giovani tra i 15 e i 19 anni, mentre il tasso di disoccupazione tra gli over-30 è solo del 6%.

In secondo luogo, dal grafico emerge chiaramente che l’alta disoccupazione giovanile non è un fenomeno recente. Già negli anni ’80 aveva raggiunto livelli paragonabili a quelli attuali, per poi iniziare a ridursi dalla metà degli anni ’90. Questo trend positivo è stato interrotto nel 2008 dalla crisi economica che ha colpito l’Italia e il resto dei paesi sviluppati. (more…)

Anche i ricchi piangono


In occasione della festa del primo Maggio, il leader della CISL Bonanni ha chiesto, secondo quanto riportato dal quotidiano Repubblica, “una legge che sposti i pesi del fisco da lavoratori e pensionati verso coloro che, essendo più ricchi, hanno pagato meno”.

L’impressione che si riceve da questa dichiarazione è che i ricchi in Italia siano tali perché pagano meno tasse. Per verificare la bontà dell’affermazione di Bonanni siamo andati a guardarci i dati sulle dichiarazioni dei redditi del 2009 disponibili sul sito del Ministero delle Finanze. (more…)

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Quanto è importante la Libia?


I recenti avvenimenti in Libia sollevano molte domande sui rapporti tra i nostri due paesi. In questo post cerchiamo di dare risposta a tre semplici domande sull’importanza dei rapporti commerciali italo-libici, avvalendoci di dati scaricabili da Comtrade, una banca dati dell’ONU. Siccome non siamo esperti di politica internazionale, ci asteniamo dal dare giudizi su cosa queste risposte implichino per la posizione italiana. Cominciamo con la domanda più semplice. (more…)

Così fan tutte… o no?


Negli ultimi tempi la televisione ci ha dato un’immagine dell’Italia un po’ pruriginosa. Per mesi è sembrato che buona parte della nostra penisola si fosse reinventata cast,regia, produzione e audience di quei filmetti un po’ così degli anni ’70 e ’80. L’immagine è quella di un paese dove le donne non hanno problemi a concedersi a uomini senza scrupoli in cambio di soldi o favori; un paese in cui tale comportamento non solo non è condannato ma è tollerato e persino incoraggiato, secondo il principio del “Così fan tutte”.

Quale è il rapporto reale degli italiani, e soprattutto delle italiane, con il sesso a pagamento? C’è stato forse un cambiamento radicale nella morale sessuale del nostro Paese nell’ultimo decennio, di cui le recenti cronache sono solo la manifestazione più evidente? Per rispondere a queste domande siamo andati ad analizzare i dati della World Values Survey, una indagine campionaria sugli orientamenti sociali, culturali e politici in diversi paesi del mondo. L’indagine, iniziata negli anni ’80, coinvolge ormai quasi sessanta paesi.

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Quo vadis Marchionne? L’economia oltre il 19˚ secolo


Abbiamo di recente letto un articolo di Giorgio Bocca (in seguito GB per brevità) sulla vicenda Fiat che sta tenendo banco in questi giorni (per un interessante dibattito sul tema vi rimandiamo qui). Noi vorremmo proporre alcune riflessioni su questo editoriale che ci sembra una riproposizione tenace di concetti che erano dannosi e sbagliati centocinquanta anni fa e sono semplicemente inutili oggi.

In estrema sintesi ci pare di capire che secondo GB i proprietari di una impresa non hanno essenzialmente diritto di andare a produrre dove vogliono ma dipendono in questa decisione da volontà altrui. Bocca non ci dice precisamente di chi ma possiamo immaginarlo. (more…)

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Comunicazione di disservizio

Ci siamo assentati per diverse settimane a causa di impegni importanti che non si sono ancora conclusi. Vorremmo scusarci con i nostri lettori, ripromettendoci di essere più presenti in futuro. Ritorniamo questo pomeriggio con un articolo a commento di un recente intervento di Giorgio Bocca sulla vicenda FIAT.

 

Un effetto dei sussidi di disoccupazione


Abbiamo di recente commentato a proposito di alcuni effetti delle politiche volte al mantenimento dell’occupazione durante una recessione. Qui segnalo un intervento di Casey Mulligan, professore di Economia alla University of Chicago, che spiega come i sussidi di disoccupazione abbiano, tra gli altri, l’effetto di rendere più difficile il riassorbimento della disoccupazione.

Il motivo, in sintesi, è che il sussidio di disoccupazione ricompensa le persone per non lavorare nelle prime 40 (ad esempio) settimane di disoccupazione. (more…)

Quanto costa un gelato?


Il gelato è una dolce tradizione italiana alla quale è difficile rinunciare. Una tradizione che ha prezzi diversi a seconda della città in cui ci si trova. Secondo un articolo del Corriere i milanesi in particolare sembrano pagare più degli altri italiani per questa prelibatezza. L’articolo inoltre suggerisce, attraverso diverse dichiarazioni raccolte tra gelatieri di tutta Italia, l’esistenza di un prezzo “corretto” del gelato fondamentalmente determinato dal costo di produzione, uniforme in tutta Italia. (more…)

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Che Provincia taglio?


Il tema del giorno è l’abolizione delle Province; la sorpresa del giorno è che a seguito dei criteri ipotizzati (sarebbero eliminate le Province con meno di 220 mila abitanti che non siano in Regioni a Statuto Speciale o confinanti con uno stato estero) ne sarebbero eliminate solo 9. Quale criterio stringe di più? Decidetelo voi. Io in  questo post compio un piccolo esercizio con poche pretese. (more…)

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Alcune riflessioni sulle politiche per l’occupazione


In un recente intervento sulle  pagine Generazione Italia Fabio Vitale, Direttore regionale INPS per la Toscana, offre una panoramica degli interventi dell’Italia e degli altri stati europei a sostegno dell’occupazione durante la recente crisi economica. In sintesi la direzione è stata duplice. Da un lato, si è cercato di tutelare i rapporti di lavoro esistenti attraverso la Cassa Integrazione Guadagni e sgravi fiscali alle imprese che non licenziano. Dall’altro, si sono rafforzate attività di training e si sono estesi i sussidi di disoccupazione.

Prendo spunto da questo intervento per soffermarmi su alcune delle implicazioni di queste politiche, tralasciando gli ovvi aspetti sociali in parte discussi anche da Fabio Vitale. (more…)

Paghe uguali da morire


Cosa succede quando la paga di un lavoro è per legge uguale ovunque, ma le condizioni territoriali del mercato del lavoro non lo sono?  Un recente articolo di Carol Propper e John Van Reenen pubblicato sul Journal of Political Economy (qui la versione working paper, un po’ diversa) ne mostra un esempio particolarmente crudo. (more…)

Criminali di statura


Chi ha peggiori prospettive nel mercato del lavoro ha maggiori incentivi a compiere attività illegali (tutto comincia dal premio Nobel Gary Becker con “Crime and Punishment” nel 1968). Inoltre, l’altezza sembra essere positivamente associata al successo nel mercato del lavoro (l’abbiamo discusso qui). Bodenhorn, Moehling e Price (2010) ne traggono le conseguenze e mostrano l’associazione inversa tra statura e propensione al crimine.

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Lavori di statura


Pare che le persone più alte tendano ad avere in media piu’ successo sul lavoro.  Già Gowin (in un libro del 1915 disponibile qui) documentava come i manager delle vendite fossero più alti degli addetti alle vendite ed i vescovi fossero più alti dei sacerdoti in piccole città.

Uno delle distinzioni più importanti in economia è quella tra correlazione e causalità: se due variabili si muovono insieme (sono correlate) non è detto che una delle due stia causando l’altra: potrebbe esserci un terzo fattore che le sta causando entrambe o potrebbe essere una semplice coincidenza. La ricerca su questo tema dibatte su quali siano questi fattori.

La ricerca sulle cause di questa correlazione è sterminata e ce n’è per tutti i gusti, a partire da autostima fino a discriminazione; qui segnaliamo due studi. Persico, Postlewaite e Silverman (2004) discutono il fatto che adolescenti più alti tendono a partecipare di più in attività sociali che incrementano il capitale umano (e quindi i risultati sul mercato del lavoro). Case e Paxson (2008), sostengono che altezza e abilità cognitive sono correlate e questa correlazione genera l’associazione tra altezza e successo sul mercato del lavoro.

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Quanti anni hanno le modelle più pagate? Secondo la rivista Forbes non sono le giovanissime a incamerare i compensi più alti ma le top models trentenni (il Corriere riporta la stessa notizia). Le “non più ragazzine”, secondo la definizione del Corriere, guadagnano dai 3 ai 25 milioni di dollari l’anno. (more…)

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I biglietti sono pochi


Come allochiamo risorse scarse? Un esempio di cosa succede, i biglietti per la finale dell’Inter, e un metodo alternativo, i tavoli al ristorante (qui in italiano).

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